ARCHIVI 2017:

Informa Oggi 10 maggio 2017 ·

STOP EQUITALIA: QUANDO SI PRESCRIVONO LE CARTELLE ESATTORIALI?
Avv. Tiziana Chiapponi

La prescrizione delle cartelle esattoriali è argomento sul quale da sempre si è molto discusso sia in dottrina che in giurisprudenza e che, per tale, ragione ha visto per anni l'alternarsi di più orientamenti giurisprudenziali che ne riconoscevano la prescrizione a volte in cinque ed altre volte in dieci anni. A tale contrasto giurisprudenziale è stata posta risposta con la recente sentenza n. 23397 del 17.11.2016 resa dalla Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la quale è stato definitivamente stabilito che le pretese della Pubblica Amministrazione (Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, Comuni ecc.) si prescrivono nel termine breve di cinque anni, ad eccezione dei casi in cui il credito sia stato accertato in una sentenza passata in giudicato o con un decreto ingiuntivo divenuto definitivo.

Ciò in ragione del fatto che la cartella di pagamento, benché non opposta, non può essere equiparata ad un atto sul quale è sceso il giudicato a fronte del vaglio di un organo giudicante (Tribunale, Giudice di Pace, Commissione Tributaria a seconda della competenza funzionale), ma di un semplice atto amministrativo che, pertanto, non può essere sottoposto allo stesso termine di prescrizione previsto per i titoli giudiziari definitivi (sentenze passate in giudicato o equipollenti).
Le conseguenze che derivano dalla mancata impugnazione nei termini di legge delle cartelle esattoriali, infatti, consiste, secondo i Giudici di P.zza Cavour, nella "sostanziale irretrattabilità del credito" ma non certo ad un titolo giudiziale.
Ciò sulla scorta del fatto, si legge in sentenza, che "non è consentito lasciare il contribuente assoggettato all'azione esecutiva del fisco per un tempo indeterminato e comunque, se corrispondente a quello ordinario di prescrizione" l'arco temporale di potenziale riscossione del credito erariale non può e non deve apparire "certamente eccessivo e irragionevole". Si tratta chiaramente di una sentenza rivoluzionaria che sta letteralmente ribaltando l'esito di procedimenti di impugnazione di cartelle esattoriali pendenti, e che si prevede porterà all'annullamento di un gran numero di cartelle esattoriali. Infatti, in tutti questi anni l'Agente della Riscossione, aderendo all'orientamento giurisprudenziale opposto, che riconosceva la prescrizione decennale, ha orientato l'intera propria attività di riscossione nel rispetto del predetto termine decennale anziché di quello quinquennale. Ovviamente, però, l'accertamento dell'avvenuta prescrizione delle cartelle esattoriali non avviene in automatico, ma su espresso impulso del contribuente il quale, attraverso impugnative, opposizioni e/o ricorsi potrà chiedere al Giudice adito di accertare l'intervenuta prescrizione della cartella esattoriale e del credito ivi recato chiedendone per l'effetto l'integrale annullamento. Pertanto, attenzione, cari lettori e contribuenti, alle notifiche di atti da parte dell'Agente della Riscossione perché le tempistiche di impugnazione sono molto brevi ( da trenta a sessanta giorni a seconda del tributo), trascorse inutilmente le quali, tali atti, benché recanti somme prescritte, riprendono vita, con la conseguenza che non sarà più possibile eccepirne la prescrizione prima dei successivi cinque anni.

DECADENZA DAL BENEFICIO DELLA RATEIZZAZIONE E ISCRIZIONE A RUOLO
La Commissione Tributaria Regionale del Lazio sede di Latina, confermando la sentenza di primo grado resa dalla CTP di Latina, ha affermato il principio per cui l'Agenzia delle Entrate non può procedere all'iscrizione a ruolo delle residue somme, oltre sanzioni ed interessi, dovute dal contribuente, senza avergli preventivamente comunicato l'avvenuta decadenza dalla rateizzazione. Ciò, però, solo nel caso in cui l'ignaro contribuente abbia continuato a corrispondere le successive rate nei termini di legge.
Il caso: una società, a seguito di avviso bonario inviato dall'Agenzia delle Entrate, rateizzava il proprio debito godendo del beneficio della riduzione delle sanzioni a 1/3. Tuttavia, a seguito del ritardato pagamento di una sola rata (appena 1 giorno), l'Agenzia delle Entrate senza nulla comunicare alla società contribuente iscriveva a ruolo l'intera somma residua aumentata degli interessi e delle sanzioni ad importo pieno. Nel frattempo l'ignara contribuente continuava a corrispondere le rate nelle scadenze previste. Notificata la cartella di pagamento, la società, rappresentata e difesa dall'Avv. Tiziana Chiapponi, proponeva ricorso innanzi alla CTP di Latina chiedendone l'annullamento.
Una nuova vittoria per l'Avv. Tiziana Chiapponi e per i contribuenti!
Noi consumatori Movimento Antiequitalia : difenderci è un nostro diritto! 
"Articolo correlato."

12 dicembre 2017

INTERRUZIONE DEL PROCESSO AVENTE AD OGGETTO CARTELLE DI PAGAMENTO EQUITALIA


Il Tribunale di Roma, accogliendo le eccezioni sollevate dall'Avv. Tiziana Chiapponi in un giudizio avente ad oggetto cartelle esattoriali emesse da Equitalia Servizi di Riscossione S.p.a., ha INTERROTTO IL PROCESSO atteso che, non essendosi costituito il nuovo ente, Agenzia delle Entrate Riscossione, il giudizio non poteva proseguire con la vecchia Equitalia, la quale, vieppiù, era rappresentata da Avvocato del libero Foro (cosa vietata per la nuova Agenzia delle Entrate Riscossione in quanto ente pubblico). Starà, adesso, alla parte più diligente (chi ha interesse alla prosecuzione del giudizio) riassumerlo nei termini di legge. Tuttavia, qualora Agenzia delle Entrate Riscossione si dovesse costituire a mezzo di un proprio funzionario/dirigente (ex dipendente Equitalia) che non abbia, perciò, partecipato a concorso pubblico, la nuova costituzione potrebbe nuovamente essere dichiarata illegittima e, vieppiù, incostituzionale, così come avvenne per i "falsi dirigenti" dell'Agenzia delle Entrate qualche anno fa.

Equitalia, se difensori non sono "interni", costituzione inammissibile


21-11-2017 14:25 - Giurisprudenza di MeritoNel processo tributario l´Agenzia delle Entrate - Riscossione (ex Equitalia per intenderci) non può difendersi in giudizio per il tramite di avvocati esterni ma deve necessariamente avvalersi dei propri funzionari. Ciò è quanto si evince dalla sentenza n.11055/01/2017 pronunciata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Napoli (liberamente visibile su www.studiolegalesances.it - Sezione Documenti). Secondo i giudici, quindi, quando il contribuente impugna una cartella di pagamento il concessionario (ossia l´Agenzia delle Entrate Riscossione) deve costituirsi in giudizio a mezzo del proprio personale interno e non con avvocati del libero foro. Già da una precedente ordinanza collegiale del 23/03/2017, sempre della I° sezione della CTP di Napoli, si enunciava che: "letti gli artt 1, com 2, e 11 com 1 e 2 Dlgs 546/92 ... rilevato che l´Equitalia Servizi di Riscossione S.p.A. si è costituita in giudizio mediante un procuratore, assegna il termine perentorio di 30 gg dalla notifica della presente ordinanza per la diretta costituzione in giudizio a mezzo propri funzionari...".
In realtà, la CTP di Napoli ha di fatto messo in pratica quanto letteralmente sancito dall´art. 11 del d.lgs. 546/92 in materia di processo tributario perché è proprio la legge a stabilirne il divieto per l´esattore di avvalersi di liberi professionisti nella difesa per le cause contro i contribuenti successive al 1° gennaio 2016. Infatti, l´art. 11 sopra citato, al comma 2, dispone che «l´agente della riscossione, nei cui confronti è proposto il ricorso, sta in giudizio direttamente o mediante la struttura territoriale sovraordinata». Dunque, la posizione processuale del concessionario è del tutto parificata a quella dell´Agenzia delle Entrate, con la conseguenza che lo stesso non può più avvalersi della costituzione a mezzo di un avvocato esterno.
Tutto ciò trova conferma, a maggior ragione, dal 1° luglio 2017 con il passaggio di consegne da Equitalia Spa al nuovo ente pubblico economico, Agenzia delle Entrate Riscossione, per il quale valgono le stesse regole dettate in precedenza per gli enti impositori. Ne consegue che il contribuente, in caso di costituzione irregolare da parte dell´Agenzia Entrate Riscossione, potrà far valere l´inutilizzabilità delle difese di quest´ultima e, quindi, la mancanza di contestazioni alle eccezioni da lui sollevate. Infatti, anche nelle cause contro il Fisco come in quelle civili, vale il principio di non contestazione previsto dall´art. 115 cpc: in pratica tutte le deduzioni mosse da una parte nei confronti dell´altra che non trovano nella difesa dell´avversario una valida risposta e prova contraria si considerano come "non contestate" ossia fondate e il giudice è tenuto a fondare su di esse la sua decisione.
Per rendere tutto più chiaro, immaginiamo, ad esempio, che un contribuente impugni una cartella esattoriale sostenendo di aver già pagato una parte della somma richiestagli dal Fisco. In caso di mancata contestazione oppure di costituzione irregolare (per esempio perché avvenuta per il tramite di avvocati esterni) il giudice potrebbe ritenere fondata l´eccezione di "avvenuto pagamento".
Il medesimo principio vale dunque anche nel caso di costituzione irregolare di una delle parti.
Principio che ne consegue per i giudici di Napoli, dunque, è che la costituzione in giudizio dell´esattore, effettuata per il tramite di un professionista esterno invece che con un funzionario interno dell´ente, è illegittima e determina l´inammissibilità delle difese oltre che della documentazione difensiva prodotta.

Fonte https://www.avvocatirandogurrieri.it


18 novembre 2017 ·

Un'altra vergogna in danno dei contribuenti ed esempio di quanto la legge non la si vuole uguale per tutti!!!

Tramontata quasi. la scellerata ipotesi di prolungare a dieci anni tutte prescrizioni dei crediti esattoriali, grazie alla battaglia di Noiconsumatori ancora una volta il Governo e la maggioranza PD corrono in aiuto dell' Agenzia dell' Entrate - Riscossione (ex Equitalia) con norme palesemente ingiuste ed illegittime altro che incostituzionali .

Questa volta con un provvedimento discutibile, adottato dal Senato (relatore in commissione Sen. Bachisio Silvio Lai, in quota PD), è stato inserito - in sede di conversione in legge del D.L. n. 148/2017 - un maxi emendamento al testo originario: l' art. 19 octies (disposizioni in materia di riscossione) ovvero una norma che in sostanza modifica l'art. 14 del D.L. 31 dicembre 1996, n. 669 in materia di esecuzione forzata nei confronti delle pubbliche amministrazioni, inserendo nella formulazione originaria le parole: "gli enti pubblici economici e l'ente Agenzia delle Entrate - Riscossione"
Orbene se l'emendamento approvato al Senato dovesse essere confermato alla Camera dei Deputati - dove è in corso l'iter di approvazione della legge di conversione del D.L. n.148/2017 - il novellato testo art. 14 del D.L. 31 dicembre 1996, n. 669 in materia di esecuzione forzata nei confronti delle pubbliche amministrazioni avrà il seguente tenore letterale: "Le amministrazioni dello Stato e GLI ENTI PUBBLICI NON ECOMINICI E L'ENTE AGENZIA DELLE ENTRATE - RISCOSSIONE, completano le procedure per l'esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali e dei lodi arbitrali aventi efficacia esecutiva e comportanti l'obbligo di pagamento di somme di danaro entro il termine di centoventi giorni dalla notificazione del titolo esecutivo. Prima di tale termine il creditore non può procedere ad esecuzione forzata ne' alla notifica di atto di precetto"

Fonte Angelo Pisani.


Avv. Tiziana Chiapponi 23 ottobre 2017 ·

Una interessante sentenza in materia di diritto minorile e responsabilità genitoriale.
Il Tribunale di Milano con la sentenza n. 2938/2017, ha condannato un papà che aveva rifiutato ogni contatto con il figlio, peraltro disabile, che pure aveva riconosciuto, al pagamento di 100mila euro per la sofferenza subita dal minore a causa della totale «deprivazione della figura paterna». La somma è stata determinata, in via equitativa, prendendo a riferimento le Tabelle per liquidazione del danno non patrimoniale per perdita del rapporto parentale redatte dall'Osservatorio milanese

Avv. Tiziana Chiapponi . 26 settembre 2017 ·

Nuova vittoria dello studio legale Avv. Tiziana Chiapponi
A seguito della risoluzione del contratto di locazione ad uso abitativo e del contestuale rilascio dell'immobile da parte dei conduttori, il proprietario faceva rilevare l'esistenza di danni dovuti al cattivo uso della cosa locata. Quantificati, dunque, i danni, il proprietario promuoveva azione giudiziaria innanzi all'Ufficio del Giudice di Pace chiedendo la condanna dei convenuti al ristoro dei danni patiti. Si costituiva per i convenuti l'Avv. Tiziana Chiapponi la quale faceva rilevare il difetto di competenza per materia del G.d.p. adito in favore del Tribunale Ordinario. Si opponeva parte attrice la quale insisteva nella competenza del G.d.p. adito, atteso che trattavasi di risarcimento danni puro e semplice, in quanto "pagamento di una somma di denaro". Il G.d.p. dichiarava la propria incompetenza per materia atteso che, benché il rapporto contrattuale di locazione fosse terminato, comunque la richiesta di pagamento somme era collegata all'esatta esecuzione delle obbligazioni assunte nell'ambito del contratto di locazione.

Hai bisogno di contattarci?